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Categoria: Sessualità e contraccezione

UN NEMICO SILENZIOSO: IMPARIAMO A CONOSCERE IL PAPILLOMA VIRUS

UN NEMICO SILENZIOSO: IMPARIAMO A CONOSCERE IL PAPILLOMA VIRUS

L’infezione da HPV (dall’inglese Human Papilloma Virus) è molto frequente nella popolazione e si trasmette prevalentemente per via sessuale. La stragrande maggioranza delle infezioni è transitoria (in circa il 90% dei casi guarisce spontaneamente) e asintomatica (cioè la donna non si accorge di nulla). Tuttavia, se l’infezione persiste, può manifestarsi con una varietà di lesioni della pelle e delle mucose, a seconda del tipo di HPV coinvolto. Ad oggi sono stati identificati oltre 100 tipi di HPV che infettano l’uomo e, tra questi, circa 40 sono risultati associati a patologie del tratto ano-genitale, sia benigne che maligne. I diversi tipi di HPV vengono distinti in tipi ad alto e basso rischio di trasformazione neoplastica. Il tumore più comunemente associato all’HPV è il carcinoma del collo dell’utero (cervicocarcinoma o carcinoma della cervice uterina), che è il primo cancro a essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità totalmente riconducibile ad un’infezione.

Il Papilloma virus si trasmette per lo più per via sessuale, anche tramite semplice contatto.

Per questo motivo il preservativo non protegge completamente. L’uso di quest’ultimo, comunque, riduce la trasmissione del virus  e studi scientifici suggeriscono che l’uso regolare del preservativo aumenta il tasso di guarigione delle lesioni.  Ricordiamo inoltre che l’uso del preservativo è  raccomandato, soprattutto con nuovi partners sessuali, per proteggersi contro le altre malattie sessualmente trasmesse.
Numerosi studi concordano nel ritenere la giovane età, il numero dei partner sessuali e la giovane età al momento del primo rapporto sessuale, i fattori di rischio più rilevanti per l’acquisizione dell’infezione da HPV.

L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione: si stima infatti che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus HPV, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni di età. La storia naturale dell’infezione è fortemente condizionata dall’equilibrio che si instaura fra ospite e virus. Esistono, infatti, tre possibilità di evoluzione dell’infezione da HPV: regressione, persistenza e progressione. La maggior parte delle infezioni da HPV è transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno. Il 60-90% delle infezioni da HPV, incluse quelle da tipi oncogeni, si risolve spontaneamente entro 1-2 anni dal contagio.

La persistenza dell’infezione virale è invece la condizione necessaria per l’evoluzione verso il carcinoma.

In questo caso, si possono sviluppare lesioni precancerose che possono progredire fino al cancro della cervice. In caso di infezione persistente, il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa 5 anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni (20-40 anni).

Complessivamente l’elevata prevalenza e la breve durata della maggior parte delle infezioni indicano che l’infezione da HPV è un evento comune, di cui il cervicocarcinoma rappresenta un esito raro.

Il ruolo dell’HPV nell’insorgenza dei tumori cervicali ha aperto la strada alla prevenzione primaria attraverso la vaccinazione. È  disponibile  un vaccino, preventivo, per i ceppi virali 16, 18, 6, 11 (i ceppi di HPV 16-18 causano il 70% delle lesioni di alto grado del collo uterino, i ceppi 6 ed 11 causano circa il 90% delle lesioni condilomatose). Il vaccino non contiene il virus né vivo né attenuato. La protezione è molto elevata, nei confronti delle lesioni precancerose provocate da HPV 16 e 18, se il vaccino è somministrato prima del possibile contatto con il virus, cioè prima dell’inizio dei rapporti sessuali.

È bene ricordare che il vaccino serve a prevenire le infezioni non a curare quelle in atto. 

Tuttavia, anche con la disponibilità del vaccino, le donne dovranno continuare a sottoporsi regolarmente al Pap test e, a seconda dell’età, al test HPV.

Il Servizio sanitario regionale delle Marche garantisce la vaccinazione gratuita a tutte le ragazze nel dodicesimo anno di vita (cioè dal compimento degli 11 anni). La Zona Territoriale di residenza invita le ragazze interessate ad effettuare la vaccinazione con una lettera inviata a domicilio. Considerato che il vaccino è stato autorizzato nel 2007, il Servizio sanitario regionale offre la possibilità di effettuare la vaccinazione gratuita, su richiesta dei genitori, anche alle ragazze che nel 2007 erano nel dodicesimo anno di vita. Per tutte le donne non comprese dalla fascia di gratuita fino al compimento dei 18 anni invece, l’offerta del vaccino prevede una compartecipazione totale della spesa calcolata sulla base del prezzo di acquisto del vaccino da parte dell’Asur.

Ricorda dunque che:

  • L’HPV è un virus molto comune
  • Nella maggior parte dei casi l’infezione è transitoria e asintomatica
  • L’incubazione è lunga e di durata sconosciuta
  • L’infezione latente rende impossibile l’individuazione del partner sessuale.
  • Nel caso di un risultato di HPV positivo..niente panico, ma segui i consigli del ginecologo
LOVE SHOULDN’T KILL: CONOSCIAMO L’HIV?

LOVE SHOULDN’T KILL: CONOSCIAMO L’HIV?

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DON’T LOSE YOUR LIFE, STAY AWAY FROM HIV

L’AIDS (dall’inglese Acquired Immodeficiency Syndrome o Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) è una malattia causata da un virus denominato HIV (Human Immudeficiency Virus, o Virus dell’Immunodeficienza Umana) che attacca e distrugge progressivamente le difese immunitarie. A causa del deficit del sistema immunitario, si verifica una notevole riduzione delle difese del soggetto contro le infezioni che si manifestano in modo sempre più frequente e grave. Il decorso dell’AIDS si compie in due momenti:  l’infezione da virus, cioè la sieropositività, e la malattia vera e propria, cioè l’AIDS.

Come si contrae l’HIV?

Il virus HIV non è facilissimo da prendere; basta poco per avere una vita perfettamente soddisfacente senza correre alcun rischio!

Nonostante le informazioni su come prevenire l’infezione da HIV siano ormai note da tempo, c’è ancora tanta confusione. Molti non se ne preoccupano affatto, credendo ancora che l’HIV riguardi solo alcune persone (tossicodipendenti, omosessuali, prostitute), le loro scelte e i loro stili di vita. Altri ne sono terrorizzati in modo eccessivo e ingiustificato. In entrambi i casi la percezione del rischio è condizionata da stereotipi e pregiudizi diffusi e radicati che portano a rimuovere il problema o a ingigantirlo.

La modalità di trasmissione più frequente è attraverso i rapporti sessuali non protetti con persone che hanno già contratto il virus HIV. Sia uomini che donne possono essere la fonte di infezione dell’ HIV. Il virus dell’ HIV è presente nei liquidi biologici (sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali, latte materno) di una persona sieropositiva. Il virus presente in questi fluidi può passare attraverso microlesioni  degli organi genitali, dell’ano, della bocca oppure attraverso lacerazioni della pelle, attraverso alcune mucose (occhi, parte interna del naso) raggiungendo così il flusso sanguigno di un’altra persona, infettandola a sua volta. La probabilità di contrarre l’infezione attraverso rapporti sessuali è di circa 1 ogni 500 rapporti.

Sembra qualcosa di relativamente improbabile, eppure bisogna tener presente che l’infezione si può contrarre anche attraverso un solo rapporto sessuale.

Il tipo di rapporto sessuale può influenzare la probabilità di infettarsi: ad esempio quelli più violenti, che comportino anche piccole lacerazioni delle mucose, come i rapporti per via anale, sono maggiormente a rischio. Oggi in Italia i rapporti sessuali non protetti dal preservativo sono la principale via di trasmissione dell’HIV.

L’infezione si può acquisire anche per via endovenosa, condividendo gli stessi aghi per l’iniezione di sostanze, oppure attraverso trasfusioni di sangue infetto, e suoi emoderivati. Molte persone sono rimaste contagiate, nei primi anni dell’epidemia, attraverso trasfusioni di sangue infetto, poiché non erano disponibili test in grado di svelare la presenza del virus. Oggi, con la messa a punto di test sempre più sensibili, il rischio di contrarre il virus attraverso una trasfusione di sangue è ridottissimo. Un tipo particolare di microtrasfusione è quella che avviene quando ci si serve di una siringa appena usata da una persona portatrice del virus. È questo il motivo che ha portato molti tossicodipendenti che usano droghe per via endovenosa a contrarre l’infezione.

Un altro modo in cui il virus HIV si può trasmettere è dalla madre sieropositiva al figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento. In realtà, oggi l’impiego della terapia e di accorgimenti opportuni permette di ridurre al minimo il rischio di trasmissione da madre a figlio (o, come si chiama, trasmissione verticale). Il test HIV è in Italia di prassi eseguito, previo consenso, a tutte le donne in gravidanza. Nel caso di diagnosi di sieropositività, è previsto il ricorso tempestivo alla terapia antiretrovirale per abbattere la carica virale (cioè la quantità di virus circolante nell’organismo) della madre; questo è un primo passo che rende più improbabile che il virus venga trasmesso al nascituro.

L’ HIV non si acquisisce toccando, abbracciando o baciando una persona sieropositiva; utilizzando o condividendo con lei le stesse tazze, bicchieri, piatti e posate o il telefono; andando in luoghi come piscine o bagni pubblici; attraverso punture di insetto. Il virus dell’HIV non si trova nell’aria o negli alimenti, e fuori dal corpo sopravvive per pochissimo tempo. Attualmente è molto improbabile acquisire l’HIV attraverso trasfusioni di sangue poiché vengono applicati criteri di controllo molto severi.

Posso contrarre l’HIV baciando a bocca aperta?
Il bacio a bocca aperta teoricamente è considerato una attività a rischio molto basso di infezione. Questo perché un bacio a bocca aperta prolungato sempre teoricamente, se particolarmente aggressivo, può creare delle piccole lesioni sulle labbra o nella bocca, permettendo così al virus di passare da una persona infetta all’altra. In pratica, sia il bacio a bocca aperta sia il bacio profondo non sono considerati comportamenti a rischio né di acquisire né di trasmettere l’HIV.

Posso contrarre l’HIV facendo sesso orale?
, è possibile essere infettati con l’HIV praticando sesso orale se si viene a contatto con i fluidi organici, liquido seminale e secrezioni vaginali, che possono contenere il virus. Questo rischio è inferiore rispetto all’avere un rapporto anale o vaginale non protetto.
La stimolazione orale del pene (fellatio) è considerata a basso rischio se non c’è contatto tra lo sperma e le mucose della bocca. Nel caso in cui ci sia il contatto, il rischio riguarda la persona che pratica la fellatio. L’uso del preservativo esclude il contatto tra lo sperma e le mucose: qualora si decida di non utilizzare il preservativo, bisogna evitare l’eiaculazione in bocca.
Non c’è invece nessun rischio per la persona che riceve la stimolazione.
La stimolazione orale della vagina (cunnilungus), è un comportamento considerato a basso rischio perché le secrezioni vaginali contengono una ridotta quantità di virus. Il rischio aumenta durante il ciclo mestruale. Anche in questo caso il rischio riguarda la persona che pratica il cunnilingus mentre non c’è invece nessun rischio legato all’HIV per la persona che riceve il cunnilingus.
Nei rapporti bocca-vagina, la funzione del preservativo può essere svolta dal dental dam una pellicola in lattice adatta a queste pratiche, in mancanza di questa potete utilizzare una normale pellicola trasparente per alimenti.

Posso contrarre l’HIV facendo sesso vaginale?
Sì. Questo è il modo di trasmissione dell’HIV piú frequente. Durante il rapporto sessuale si possono creare microlesioni che facilitano il passaggio del virus da un fluido (liquido biologico) al flusso sanguigno. E’ anche possibile il diretto assorbimento dell’HIV attraverso la mucosa vaginale, così come negli uomini il virus può penetrare attraverso l’uretra.

Posso contrarre l’HIV attraverso un rapporto anale?
Sì. La mucosa anale è delicata e soggetta a lesioni, inoltre nel rapporto anale vi è meno lubrificazione, quindi maggior possibilità di frizione e conseguenti microtraumi. In genere la persona che riceve il liquido seminale ha un rischio maggiore di contrarre l’infezione, ma anche l’altro partner è comunque a rischio di infezione in quanto il virus può penetrare attraverso l’uretra o attraverso microlesioni sul pene. Avere un rapporto anale senza profilattico è considerato un comportamento ad alto rischio. Il preservativo, usato correttamente, dall’inizio del rapporto e con un lubrificante adatto, protegge.

Ricordati che l’HIV è un virus a trasmissione sessuale e dunque riguarda chiunque abbia una vita sessuale attiva: l’Hiv può trasmettersi attraverso un rapporto sessuale, indipendentemente dal fatto che il rapporto avvenga tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso, all’interno di una coppia stabile o di un rapporto occasionale. D’altra parte, è sufficiente rispettare poche e semplici regole per proteggersi dall’infezione

sex-987126_1280Le regole del Safer Sex (Sesso più Sicuro):
– nei rapporti sessuali penetrativi utilizza sempre il preservativo;
– nel praticare la fellatio (stimolazione orale del pene) usa il preservativo o evita di ricevere sperma in bocca;
– nel praticare il cunnilingus (stimolazione orale dei genitali femminili) evita il contatto con il sangue mestruale.

Pratica il Safer Sex se vivi un’avventura, ma anche all’inizio di un nuovo rapporto. La persona con cui oggi hai una relazione ha una storia alle spalle, ha vissuto rapporti di coppia e avventure con altre donne e altri uomini, ciascuno con una propria storia. Potrebbe avere l’HIV e potrebbe anche non esserne consapevole.

• Coccole, baci, carezze in libertà: abbracciarsi, baciarsi, accarezzarsi, masturbarsi (anche reciprocamente) non presenta alcun rischio di trasmettere l’HIV; l’unica regola da seguire è di non fare entrare in contatto le secrezioni genitali (sperma o secrezione vaginale) di una persona con le mucose dell’altro

• Rapporti penetrativi solo con il preservativo. Se si ha un rapporto sessuale penetrativo (sia una penetrazione anale tra due uomini o una penetrazione anale o vaginale tra un uomo e una donna) è necessario che l’uomo che penetra indossi il preservativo sin dall’inizio del rapporto. Il preservativo deve essere indossato correttamente (srotolandolo fino alla base del pene facendo attenzione a non danneggiarlo con unghie, anelli, denti, ecc.) ed è bene usare anche un lubrificante adatto all’uso con il profilattico.

• Rapporti orali senza secrezioni genitali in bocca. Chi effettua una fellatio (pompino) a un uomo senza usare il preservativo corre un rischio minimo purché stacchi la bocca prima dell’orgasmo: la secrezione che può fuoriuscire prima dell’orgasmo, infatti, sembra non essere in grado di trasmettere il virus, anche se su questo non ci sono dati definitivi; se invece lo sperma viene eiaculato in bocca, il rischio di trasmissione aumenta notevolmente.Il rapporto orale praticato a una donna (cunnilingus) sembra essere a rischio ma anche su questo non c’è una prova certa; sicuramente il rischio aumenta se la donna a cui è praticato il cunnilingus è in periodo mestruale. Chi invece si fa praticare la stimolazione orale (l’uomo al quale viene fatta la fellatio o la donna che viene stimolata con la bocca dal/dalla partner) non corre nessun rischio.

• Uso dei “sex toys” solo in condizioni di igiene. Se si usano giocattoli erotici per la penetrazione, come vibratori o falli di gomma, è necessario che siano assolutamente puliti; se questi vengono usati su più persone, è necessario che siano protetti da un preservativo nuovo ogni volta che vengono impiegati su una persona diversa.

• Sesso con una persona sieropositiva. Le regole qui esposte riducono drasticamente ogni rischio che si può correre facendo sesso con una persona che ha l’HIV. Inoltre, se questa persona sta seguendo una efficace terapia antiretrovirale e quindi ha una carica virale (cioè la quantità di virus circolante nel sangue) non rilevabile da almeno sei mesi e non ha altre malattie a trasmissione sessuale (gonorrea, sifilide, ecc.), il rischio si riduce ancora di più tanto che il sesso in queste condizioni si può considerare sicuro.

L’uso di sostanze stupefacenti riduce la possibilità di avere il controllo delle proprie azioni e di reagire correttamente a ciò che ci accade; per questo, sotto l’effetto di stupefacenti di qualunque tipo è più facile avere comportamenti che implichino il rischio di trasmissione dell’HIV. Ci sono poi alcune modalità di consumo delle droghe che possono costituire un rischio di per sé: iniettarsi sostanze con una siringa che è già stata usata da un’altra persona di cui non si sa per certo che è sieronegativa presenta un elevato rischio di trasmissione di virus come l’HIV e il virus dell’epatite C.

Come posso sapere se ho l’HIV?

L’infezione da Hiv non può essere diagnosticata attraverso i sintomi né attraverso le comuni analisi del sangue.

L’unico modo per sapere se si è HIV positivi è fare il “test HIV”.  Se si ritiene di avere vissuto una situazione di rischio è necessario ed importante fare il test. Se si hanno spesso situazioni a rischio, ad esempio se si hanno abitualmente diversi partner sessuali o se si fa spesso uso con altri di droghe per via iniettiva è buona norma effettuare il test HIV regolarmente, almeno una volta all’anno o una volta ogni sei mesi.
Questo test si fa prelevando un piccolo campione di sangue ed il risultato è disponibile dopo alcuni giorni.

Il test si può effettuare in modo volontario, anonimo e gratuito

Molti centri per il test offrono la possibilità di parlare con un operatore che saprà valutare la singola situazione e dare consigli specifici su come evitare di esporsi al rischio e come fare per essere certi di non aver contratto l’infezione da HIV. Molte persone possono sentirsi a disagio a parlare della propria vita sessuale in queste circostanze, ma è essenziale capire che questo può essere un momento utile per ricevere informazioni importantissime per la propria salute. Si tratta di colloqui di breve durata con personale esperto che dovrebbero essere previsti da tutti i centri pubblici che effettuano il test, sia prima del prelievo che al momento della comunicazione dei risultati. I colloqui sono finalizzati a valutare se è stato realmente corso un rischio di infezione, informare correttamente sui comportamenti sicuri, sostenere la persona risultata eventualmente positiva all’HIV e informarla di tutte le opportunità sociali e sanitarie di cui potrà avvalersi.

Se hai deciso di effettuare il test, cogli questa occasione per chiedere tutte le informazioni di cui hai bisogno

Nessuno può essere sottoposto al test senza consenso, se non per motivi di necessità clinica e nei suoi interessi. Il test è volontario e, perché venga eseguito, è necessario il tuo consenso esplicito ed informato. La decisione di fare il test è solo tua: prendi il tempo che ti occorre per affrontarlo serenamente. Tieni presente che una diagnosi precoce potrebbe consentirti migliori opportunità terapeutiche.

L’esito del test deve essere consegnato esclusivamente alla persona che lo ha effettuato e la comunicazione non dovrebbe avvenire mai per lettera o per telefono.

Esiste un test rapido?

L’autotest in vendita nelle farmacie presenta l’indubbio vantaggio della riservatezza assoluta: si compra, si può eseguire quando e dove si vuole, non c’è necessità di interfacciarsi con alcun operatore.

Ma il vantaggio può in alcuni casi diventare uno svantaggio: il contatto con l’operatore serve anche a fare il punto sull’eventuale rischio corso (o non corso: sono molte le persone che, per disinformazione, ritengono a rischio comportamenti che invece non lo sono), oltre che a “gestire” l’eventuale risultato positivo.

È bene che chi esegue l’autotest sia consapevole che in caso di risultato positivo non bisogna assolutamente perdere la calma e pensare di essere condannati. Innanzitutto, l’eventuale risultato positivo va confermato con un test presso una struttura pubblica; poi, con il virus HIV oggi si può convivere tranquillamente, a patto di fare regolarmente le terapie e i controlli (che di solito, una volta “normalizzata” la situazione, sono semestrali), quindi niente panico!

Dopo quanto tempo da un evento a rischio posso fare il test?

Il test non è in grado di rilevare l’infezione nei giorni immediatamente successivi al contagio.

Per ottenere un risultato attendibile è necessario che dall’ultimo comportamento a rischio trascorra un periodo di tempo (detto Periodo Finestra), variabile a seconda del tipo di test. Per essere sicuri di non avere contratto l’infezione, è necessario che il test sia stato effettuato almeno 4 settimane dopo l’evento a rischio. Il risultato negativo di un test eseguito prima di questo periodo (detto periodo finestra, durante il quale anche se ci fosse l’infezione potrebbe non essere rilevata da tutti i test) non viene considerato definitivo e il test va comunque ripetuto.

A che serve fare il test?

Innanzitutto chi sa di avere l’HIV può curarsi. La terapia purtroppo non può “guarire” l’infezione ma può evitare di fare insorgere problemi seri di salute e permettere di svolgere una vita perfettamente normale. Alcuni non vogliono effettuare il test perché pensano che una diagnosi di sieropositività sia una specie di condanna a morte: non è così! Vivere con l’HIV si può, ed è persino possibile vivere bene con il virus, basta “tenerlo a bada” con le terapie da subito, evitando che compia danni seri al nostro sistema immunitario.

In secondo luogo, sapere di avere l’HIV può aiutare a evitare di trasmetterlo ad altri: subito dopo essere stati infettati con l’HIV, il virus si moltiplica rapidamente in maniera esponenziale per diverse settimane; in questo periodo la probabilità di trasmettere l’infezione se si hanno comportamenti a rischio è molto più alta del normale. Quindi se si ha un comportamento a rischio, è bene porre la massima attenzione a non averne ancora prima di avere il risultato del test.

Cosa devo fare se il mio test risulta positivo?
Una delle prime cose che dovresti fare dopo aver ricevuto un esito positivo è quella di recarti in un Centro Clinico con un reparto di Malattie Infettive, per una prima visita specialistica. Le persone con HIV sia sintomatiche che asintomatiche vengono seguite interamente a livello ambulatoriale ospedaliero sia per quanto riguarda gli esami diagnostici che le infezioni opportunistiche e la eventuale terapia antiretrovirale. Questa patologia ti dà diritto ad avere una esenzione totale dal ticket che ti permetterà di eseguire, gratuitamente, tutti i controlli e gli esami diagnostici riconducibili ad essa.

Se il mio test risulta positivo lo devo comunicare ?

Le informazioni relative alla salute di una persona sono considerate “sensibili” in termini di tutela della privacy: chi vive con l’HIV, quindi, ha il diritto di decidere liberamente con chi parlare della propria condizione, finché non mette nessuno a rischio di trasmissione. Ad esempio, nessuno è obbligato a dirlo sul luogo di lavoro, a meno che la sua professione non lo metta in condizioni di potenzialmente trasmettere il virus a qualcun altro.
Devi sapere che non hai nessun vincolo legale che ti obblighi a comunicare la tua sieropositività ad altre persone (datore e colleghi di lavoro, autorità, medici).
La legge italiana attraverso la Legge 135/90,tutela inoltre il diritto alla riservatezza dei dati personali, cioè il diritto di ogni persona a non vedere diffuse informazioni che la riguardano. In particolare, medici e operatori sanitari, notai, avvocati, consulenti tecnici e operatori dei SerT sono tenuti ad osservare il segreto professionale anche verso i tuoi familiari.
Può capitare di desiderare di fare sesso con una persona alla quale non ci sente pronti a dire “Io ho l’HIV”. Occorre essere consapevoli che la legge prevede che se una persona che sa di avere l’HIV ha un rapporto non protetto con qualcuno a cui non dice della propria condizione di sieropositività, rischia di essere incriminato per lesioni (nel caso in cui trasmetta l’infezione al partner) o di tentate lesioni (se la trasmissione dell’infezione non avviene). Per questo, ma anche e soprattutto per non mettere a rischio la salute di nessuno, se non si vuole comunicare alla persona con cui si sta per fare sesso il proprio stato e se questa non fa il primo passo per ricorrere all’uso del preservativo o per impiegare tutte gli altri accorgimenti, è bene che sia chi sa di avere l’HIV a suggerire questi comportamenti o a pretenderne l’uso se il/la partner dovesse rifiutarsi.

Se il mio test per l’HIV è negativo, vuol dire che anche il mio partner o la mia patner è HIV è negativo?
No. Il test HIV rivela lo stato attuale solo della persona che ha effettuato il test. Il virus dell’ HIV non viene necessariamente trasmesso ogni volta che c’è una esposizione, quindi non da alcuna informazione in merito al partner.

L’ ANELLO VAGINALE: UN CONTRACCETTIVO FACILE E SICURO

L’ ANELLO VAGINALE: UN CONTRACCETTIVO FACILE E SICURO

L’anello vaginale è un sistema contraccettivo ormonale innovativo, affidabile quanto la pillola, ma che non necessita di assunzione quotidiana.

Una vera e propria ‘pillola senza pillola’!

anello-anticoncezionale-3 Si tratta di un anello trasparente e flessibile, fatto di un materiale atossico e biocompatibile che si adatta naturalmente alle caratteristiche anatomiche di tutte le donne. Una volta inserito, va lasciato in vagina per tre settimane, a cui seguiranno una settimana di sospensione in cui si avranno le mestruazioni. L’anello, inserito nella vagina, previene l’ovulazione rilasciando un basso dosaggio di estrogeno e progestinico, offrendo così una protezione dalle gravidanze indesiderate per tutto il mese.
Un metodo sicuro?
L’anello contraccettivo, se utilizzato seguendo le istruzioni, ha dimostrato una affidabilità pari alla pillola. Ma siccome non si assume tutti i giorni, diminuisce drasticamente il rischio di dimenticarne l’assunzione.  La sua efficacia non viene alterata in presenza di vomito o diarrea.

Come si usa?
img_9553_ins_49338_600L’applicazione dell’anello contraccettivo è semplice come l’uso di un assorbente interno: l’anello è piccolo (solo 5,4 cm di diametro) e morbido. Per inserirlo, basta stringerlo tra pollice e indice e, una volta inserito, l’anello si adatta al corpo. In ogni caso, la sua posizione nella vagina non compromette l’efficacia, così non c’è nemmeno da preoccuparsi per la sua corretta applicazione.
Oggi è disponibile anche l’applicatore dell’anello vaginale: un device semplice e monouso, simile a quello utilizzato per gli assorbenti interni,  da usare in modo facoltativo per inserire l’anello vaginale.
Una volta inserito, l’anello resta in vagina per 3 settimane. Alla fine della terza settimana va rimosso ed esattamente una settimana dopo si inserisce un nuovo anello contraccettivo. Durante questo l’intervallo di sette giorni, la maggior parte delle donne ha le mestruazioni.
L’anello vaginale è facile da togliere: basta inserire un dito nella vagina, agganciare il bordo dell’anello e tirare delicatamente.

Un anello molto discreto
L’anello vaginale, una volta inserito, non si sente e non dà fastidio perché si posiziona naturalmente nella parte più alta della vagina, che è insensibile.
Anche durante i rapporti sessuali l’anello è molto discreto: è raro che il partner ne avverta la presenza e, nei rari casi in cui succede, non avverte dolore, né va incontro a problemi o escoriazioni.
Nel caso in cui siete voi ad avvertire la presenza dell’anello all’interno del vostro corpo significa solo che dovete spostarlo un po’ più in su: basta spingerlo con la punta del dito!

Un anello che non si perde
L’anello vaginale non esce autonomamente dalla vagina perché, una volta inserito nella parte alta, la conformazione stretta della parte bassa e i muscoli circostanti ne impediscono la fuoriuscita. Nei casi davvero insoliti in cui ciò dovesse accadere, basta lavarlo con acqua tiepida e reinserirlo.
È proprio impossibile, invece, che si sposti verso altre parti del corpo, perché l’unico passaggio per ‘migrare’ altrove è la cervice (la bocca dell’utero) che ha un diametro di meno di un millimetro! Da lì non si passa!

Vantaggi
1. non si assume tutti i giorni, ma si inserisce una sola volta al mese, così non si rischia di dimenticarsene, come potrebbe accadere con la tradizionale pillola;
2. il rilascio ormonale per via vaginale consente l’impiego di dosaggi inferiori di estrogeni e progestinici;
3. il rilascio ormonale per via vaginale non coinvolge l’apparato gastrointestinale, quindi, eventuali episodi di vomito o diarrea non influiscono sull’efficacia contraccettiva, come potrebbe accadere per la tradizionale pillola.
4. così come per la pillola gli effetti sono reversibili, cioè si interrompono nel momento in cui si smette l’applicazione.
5. Non causa nessuna variazione di peso.
6. È facile da inserire e da rimuovere, è invisibile e non è percepito dal partner.
7. altre funzioni utili: regolarizza le mestruazioni e ne riduce il dolore, riduce il flusso mestruale prevenendo l’anemia, può essere usato nella cura per l’acne.
8. Nei viaggi, i fusi orari non sono più un problema

Svantaggi
1. Come tutti i contraccettivi ormonali estroprogestinici (come la pillola tradizionale) anche l’anello non è indicato in donne fumatrici di età superiore a 35 anni, o con problemi di pressione alta, o con tendenza alla trombosi, o con malattie del fegato
2. Non protegge dalle malattie a trasmissione sessuale (come, ad esempio, il virus HIV-AIDS, le epatiti, la gonorrea), per le quali è comunque indispensabile utilizzare il preservativo.
3. Raramente può provocare disturbi che possono spingere a sospenderne l’assunzione: dolore e gonfiore costanti alle gambe, cefalea, depressione, alterazione del desiderio sessuale
Cosa fare in caso di prolungamento dell’intervallo libero da anello
Se ti sei dimenticata di inserire un nuovo anello devi farlo subito appena ti accorgi. Nei successivi 7 giorni devi utilizzare anche un metodo di barriera (come per esempio un profilattico). Se si sono avuti rapporti sessuali durante il periodo d’intervallo libero da anello, deve essere presa in considerazione la possibilità che si sia instaurata una gravidanza. Più l’intervallo è prolungato, maggiore è il rischio di gravidanza.
Cosa fare se l’anello viene temporaneamente espulso
Nel caso in cui l’anello sia accidentalmente espulso e lasciato fuori dalla vagina per un periodo inferiore alle 3 ore, l’efficacia contraccettiva non viene ridotta. Devi reinserire l’anello prima possibile, ma al più tardi entro 3 ore. Se l’anello rimane fuori dalla vagina per un periodo superiore alle 3 ore, l’efficacia contraccettiva potrebbe essere ridotta.
Cosa fare in caso di uso prolungato dell’anello
L’efficacia contraccettiva è ancora soddisfacente a patto che l’anello sia stato utilizzato per un periodo massimo di 4 settimane. Se il periodo è superiore alle 4 settimane l’efficacia contraccettiva potrebbe essere ridotta e deve essere esclusa l’eventualità che si sia instaurata una gravidanza prima di inserire un nuovo anello

Se sei interessata e/o vuoi saperne di più, vieni a parlare con noi al Consultorio…ti aspettiamo!

CONTRACCEZIONE D’EMERGENZA: LA “PILLOLA DEL GIORNO DOPO”

CONTRACCEZIONE D’EMERGENZA: LA “PILLOLA DEL GIORNO DOPO”

Paura di aver commesso un errore? Il profilattico si è rotto? Non disperarti, si può correre ai ripari grazie alla contraccezione d’emergenza, purché ci si ricordi di farlo nei tempi e modi giusti. Si deve considerare l’assunzione di questi farmaci come del tutto occasionale e sporadica, da utilizzare solo in caso di effettiva emergenza.

La contraccezione d’emergenza non è destinata a sostituirsi alla contraccezione convenzionale!!

In Italia sono in commercio due tipi di contraccezione d’emergenza:
Quella che agisce fino a 72 ore (3 giorni) dopo il rapporto, detta pillola del giorno dopo
Quella che agisce fino a 120 ore (5 giorni) dopo il rapporto, detta anche pillola dei 5 giorni dopo
Anche se sono ormai entrate nell’uso comune, le definizioni “pillola del giorno dopo” e “pillola dei cinque giorni dopo” non sono corrette, in quanto vanno assunte il prima possibile dopo il rapporto “a rischio di gravidanza”; per questo motivo, infatti, oggi si preferisce ad usare le definizioni “contraccezione d’emergenza” o “contraccezione di scorta”.
I due farmaci agiscono spostando l’ovulazione in avanti di qualche giorno, consentendo così al cosiddetto rapporto a rischio di non essere fecondante. Tuttavia mentre la pillola che agisce fino a 72 ore dopo il rapporto, non è in grado di bloccare il processo che porta all’ovulazione quando questo sia già iniziato, quella che agisce fino a 120 ore (5 giorni) è in grado di far slittare l’ovulazione anche quando il processo che porta all’ovulazione è già in corso. In ogni caso vale sempre la regola di assumerla il prima possibile perché l’efficacia è maggiore.
È bene sapere che:
– sebbene siano molto efficaci (dal 95% ad oltre il 99%), non prevengono la gravidanza in ogni circostanza
– la tollerabilità della pillola dei cinque giorni dopo e della pillola del giorno dopo è equivalente e sono comunque ben tollerate
– se l’impianto di una gravidanza è già avvenuto la pillola del giorno dopo non è efficace per interrompere una gravidanza iniziata, anche se da poco tempo. Per questo motivo è considerato un metodo contraccettivo e non abortivo poiché previene la gravidanza ma non la interrompe
– non possono essere usate come contraccettivo abituale
– non sono efficaci su eventuali rapporti sessuali non protetti avvenuti dopo l’assunzione
– come per la pillola, classicamente intesa, esistono alcuni farmaci che possono interagire con le pillole contraccettive d’emergenza, tra questi: alcuni medicinali usati per trattare l’epilessia,  per il trattamento delle infezioni da HIV, per il trattamento di alcune infezioni batteriche e le preparazioni a base di piante medicinali contenenti Erba di S. Giovanni (Hypericum perforatum).

Lo sapevi che…..

È bene considerare a rischio qualunque rapporto non protetto indipendentemente dal giorno del  ciclo

Dal 4 marzo 2016 le ragazze maggiorenni possono acquistare direttamente in farmacia la contraccezione d’emergenza senza necessità di ricetta medica. Le ragazze minorenni devono invece recarsi dal medico per la prescrizione. Ci si può rivolgere al medico curante, al ginecologo o al consultorio di zona; quando i consultori sono chiusi, in guardia medica o al pronto soccorso dell’ospedale. Il personale è tenuto al segreto professionale e deve essere considerata una prescrizione d’urgenza poiché il ritardo espone ad un rischio maggiore di gravidanza indesiderata. La visita ginecologica non è obbligatoria.
In seguito all’assunzione della pillola del giorno dopo  si possono avere delle alterazioni della durata e del flusso delle mestruazioni. La contraccezione d’emergenza comporta delle modificazioni ormonali che influiscono sull’andamento del ciclo e possono dare perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra. Nel giro di poco tempo, generalmente in un paio di mesi,  il ciclo torna a normalizzarsi
La contraccezione d’emergenza è in genere ben tollerata. Gli eventuali effetti collaterali (nausea, vomito, dolori addominali, mal di testa) sono transitori e di lieve entità

Sapere che esiste un paracadute che permetta di non schiantarsi a terra è sicuramente rassicurante visto che un imprevisto può capitare a tutti, ma è bene approcciarsi al sesso sempre in modo consapevole e responsabile, solo così ha senso utilizzare questo metodo, che è e deve restare occasionale.

IL CICLO MESTRUALE

IL CICLO MESTRUALE

Probabilmente già conosci diversi aspetti del tuo ciclo mestruale, ad esempio la frequenza ( quanti giorni passano tra una mestruazione e la successiva?) e la durata (per quanti giorni hai la perdita di sangue?)

In questa pagina vogliamo fornirti alcune informazioni più dettagliate sul ciclo mestruale, sull’ovulazione e sulle mestruazioni.

Ovviamente nessun sito web può sostituire i consigli di un medico, ma queste brevi informazioni ti consentiranno di apprendere le nozioni di base.

Nello sviluppo femminile, la comparsa del ciclo mestruale è uno dei momenti che partecipa alla costruzione dell’identità di donna. I cambiamenti fisici che caratterizzano tale momento preparano la donna sia alla possibilità di assumere il ruolo di madre sia alla modificazione dell’immagine corporea.

Il ciclo mestruale è un processo fisiologico che a partire dalla prima mestruazione (detta MENARCA) accompagna la donna fino alla MENOPAUSA che corrisponde alla cessazione definitiva delle mestruazioni.

La prima mestruazione arriva in media a 12 anni. Successivamente al menarca i flussi mestruali si presentano spesso ad intervalli di tempo irregolari. Il ciclo può impiegare del tempo per regolarizzarsi definitivamente.

La regolarità del ciclo mestruale (in media 28 giorni) è legata ad un preciso controllo ormonale del fenomeno che richiede tempo per essere raggiunto. Implicati nel controllo ci sono tre strutture dell’organismo: l’ipotalamo, l’ipofisi e le ovaie.

L’ipotalamo è una piccola parte del cervello umano che svolge un ruolo determinante nel controllare l’attività dell’ipofisi. Quest’ultima è una piccola ghiandola contenuta nella scatola cranica al di sotto degli emisferi cerebrali. È in grado di produrre ormoni che regolano l’attività di tutte le ghiandole a secrezione interna del corpo umano (ovaie, surreni, tiroide, ecc.). L’ipofisi produce due ormoni, denominati FSH ed LH (detti anche gonadotropine) che sono in grado di comandare completamente l’attività dell’ovaio.

Ogni 28 giorni circa l’endometrio (che è il tessuto interno alla cavità uterina) per fattori ormonali si sfalda e, insieme al sangue che si libera dai vasi sottostanti, viene eliminato all’esterno del corpo. Questa perdita di sangue, mista a frammenti di endometrio, costituisce la mestruazione.

Il primo giorno della mestruazione si definisce come il primo giorno del ciclo mestruale. Da questo giorno in poi si ha un progressivo aumento nel sangue dei livelli dell’ormone estradiolo (prodotto dall’ovaio). Questi livelli determinano un progressivo ispessimento dell’endometrio. Intorno al 14° giorno del ciclo un brusco aumento dell’LH ipofisario determina lo scoppio del follicolo (OVULAZIONE) con liberazione dell’ovocita nella cavità addominale; l’ovocita viene successivamente recuperato dalla tuba all’interno della quale sarà disponibile per l’incontro con gli spermatozoi per sole 24 ore.

Subito dopo l’ovulazione, ciò che resta del follicolo scoppiato si trasforma in una ghiandola chiamata “CORPO LUTEO”. Questo produce progesterone, un ormone necessario per le prime fasi di una eventuale gravidanza. Il progesterone ispessisce ulteriormente l’endometrio. Intorno al 24° giorno del ciclo mestruale si ha una rapida caduta dei livelli di progesterone a causa di un esaurimento funzionale del corpo luteo. Questa diminuzione rapida dell’ormone innesca i fenomeni che porteranno dopo circa 4 giorni allo sfaldamento dell’endometrio ed alla successiva mestruazione.

Il ciclo può anticipare, posticipare, saltare, presentarsi con un flusso abbondante o esiguo. Se il fenomeno è isolato o comunque non si ripete per più cicli successivi, non deve destare troppa preoccupazione. In caso contrario è necessario rivolgersi al ginecologo per accertamenti (vedi: irregolarità del ciclo mestruale)

Lo sapevi che…

Non tutte le donne hanno lo stesso ciclo, ogni donna ha il suo meccanismo personale e questo può non restare stabile per tutta la vita

Si dice che un ciclo solitamente conta di 28 giorni, ma questo non vuol dire che cicli di 32-35 giorni o al contrario 24-26 giorni siano irregolari

Alcune donne possono avere l’ovulazione anche prima che le mestruazioni finiscano

In ogni donna il sanguinamento è diverso. Tuttavia, a livello generale, si stima che in media si perdano circa 100 ml di sangue

La sindrome premestruale è una realtà e si calcola che circa il 90% delle donne ne soffra almeno una volta nella vita

Se vuoi approfondire l’argomento, chiarire eventuali dubbi e ricevere altre informazioni, ti ricordiamo che puoi recarti  presso il consultorio nell’apposito spazio dedicato ai giovani. Il servizio è completamente gratuito e si può accedere con la massima riservatezza. Siamo presenti anche all’Informagiovani/Informabus il primo e terzo giovedi del mese. Vieni a trovarci….ti aspettiamo!!!

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE: CONOSCERE E PROTEGGERSI PER NON AVERE PAURA

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE: CONOSCERE E PROTEGGERSI PER NON AVERE PAURA

Le Malattie Sessualmente Trasmesse, dette MST, sono infezioni molto diffuse, alcune banali, altre molto più gravi, che è indispensabile conoscere per potersi difendere adeguatamente in ogni circostanza. Sono malattie causate da microorgasnismi che si possono trasmettere e contrarre attraverso l’attività sessuale (alcune di queste si possono peraltro trasmettere anche per altre vie). Il termine MST in realtà è un termine impreciso perché quello che si trasmette infatti non è la malattia, ma l’infezione che può produrre una malattia.

Attenzione: essere infetto non significa essere malato, c’è chi ha l’infezione e può trasmetterla, ma non ha (o non ha ancora) sviluppato la malattia e sembra perfettamente in salute.

Fin dall’antichità migrazioni e spostamenti hanno rappresentato un fattore di rischio per le MST: marinai e soldati sono stati i principali responsabili della diffusione di tali malattie. Al rientro dal Nuovo Mondo i marinai di Cristoforo Colombo introdussero in Spagna la sifilide, poi diffusa in Italia dalle truppe francesi al comando di Carlo VIII (di qui il nome di “mal francese” con cui era nota da noi la malattia). Questi fenomeni migratori sono continuati e, anzi, sono aumentati fino ai giorni nostri contribuendo (insieme ad altri e più importanti fattori economici, sociali e biologici) ad una nuova rapida diffusione a livello mondiale di queste infezioni.  Negli ultimi anni si è verificato un aumento delle infezioni sessualmente trasmesse: ogni anno ci sono nel mondo oltre 340 milioni di nuovi casi, escluso l’Aids. Le cause di questo aumento stanno nei cambiamenti economici, sociali e biologici ma soprattutto nel cambiamento dei comportamenti sessuali individuali e collettivi. Nuovi costumi, modelli sessuali che cambiano, rapporti sessuali sempre più precoci, facilità di spostamento fra continenti, guerre, migrazioni di popolazioni alla ricerca di condizioni di vita migliori (e che spesso vanno ad alimentare il mercato del sesso) hanno contribuito negli ultimi anni ad un progressivo aumento delle MST e alla loro fuoriuscita da zone geograficamente confinate.
Da cosa sono provocate?
Le MST sono causate da microrganismi che entrano nel nostro corpo superando la sua capacità di resistenza alle infezioni. I microrganismi possono essere:
• virus (come nel caso di HIV, epatiti, condilomi, herpes genitale)
• batteri (clamidia, gonorrea, sifilide)
• protozoi (tricomonas)
• parassiti (piattole)
Come si trasmettono?
Il contagio per via sessuale avviene quando i microrganismi vengono portati all’interno del corpo attraverso lo sperma o le secrezioni vaginali o il sangue. In alcuni casi e il contagio avviene attraverso il contatto diretto pelle contro pelle o con il contatto tra le mucose che rivestono le parti intime, la bocca o l’ano. Alcune MST possono essere trasmesse al feto o al neonato durante la gravidanza parto o allattamento
Come non si trasmettono?
Non ci si contagia attraverso tosse o starnuti e neppure sui mezzi pubblici, in ufficio o a scuola, durante i contatti sociali in generale. Non sono trasmesse dalle zanzare, dagli animali domestici o dall’uso delle toilettes…
Come proteggersi dalle malattie a trasmissione sessuale?
Nella sessualità, la massima priorità deve essere la conoscenza: conoscenza di sé e dell’altro, del proprio e dell’altrui stato di salute/malattia, dei rischi in cui si può incorrere e dei modi con cui evitarli. Conoscendo, si possono prendere decisioni responsabili per la propria salute e per il proprio futuro.
Informati sulle infezioni a trasmissione sessuale e sui modi per evitarle: nello spazio Giovani del Consultorio potrai avere informazioni e consigli.
Quali comportamenti responsabili adottare per una sessualità senza rischi? Anzitutto evitare rapporti occasionali o con partner sospetti e comunque, nel dubbio, utilizzare il profilattico; prestare una particolare attenzione al proprio stato di salute, effettuando le opportune visite mediche (e non l’autodiagnosi!) superare la paura di effettuare controlli medici periodici: fare insieme i test all’inizio di una relazione è un modo per assicurarsi una sana e divertente vita sessuale e, nel caso in cui si sia contratta una qualunque infezione, evitare rapporti sessuali senza l’uso del profilattico, recarsi da un medico, possibilmente con il proprio partner, per sottoporsi all’opportuno trattamento; ricordarsi che molte malattie possono essere contratte non solo con la penetrazione vaginale ma anche con quella anale e nei rapporti orali.  Ricordati che solo l’uso corretto del profilattico, applicato all’inizio del rapporto e non poco prima dell’eiaculazione, può costituire una protezione dalle malattie a trasmissione sessuale.
Attenzione all’uso di droghe e alcol: diminuiscono la capacità di giudizio e di autocontrollo, facilitando così i rapporti sessuali non protetti!

La pillola protegge dalle MST?
Assolutamente no. Il preservativo è l’unico contraccettivo che, oltre ad evitare gravidanze, può proteggere dalle infezioni a trasmissione sessuale.
E’ un problema che riguarda tutti?
Assolutamente sì. Le MST possono colpire chiunque abbia rapporti o attività sessuali non protetti dal preservativo, indipendentemente dall’età, dal sesso o dal fatto che i rapporti avvengano con persone dello stesso sesso o di sesso diverso.
Sono pericolose?
Numerose MST possono avere conseguenze gravi nel tempo, come sterilità o tumori. Se le MST sono diagnosticate in tempo i danni possono essere contenuti. Se non vengono riconosciute e curate tempestivamente possono condizionare la serenità della vita quotidiana, causando sofferenze psicologiche e senso di vergogna.
Molte donne con MST sviluppano la “malattia infiammatoria pelvica” (detta anche PID dall’inglese Pelvic Inflammatory Disease). Si tratta della localizzazione ai genitali interni femminili (utero, tube, ovaie) dell’infezione causata da vari microrganismi (clamidia, micoplasmi, gonococco o altri). I sintomi sono talvolta assenti ma spesso l’infezione si manifesta con dolore al basso ventre, febbre, irregolarità mestruali; inoltre possono comparire perdite vaginali e i rapporti sessuali sono dolorosi. L’infezione viene curata con una terapia antibiotica. Se non trattata, può diventare cronica e causare un danno irreversibile alle tube con successiva sterilità.
Le MST possono inoltre fare molti danni prima, durante e dopo la gravidanza.
Dopo quanto tempo si manifesta l’infezione?
Il tempo necessario prima della comparsa dei sintomi di un’infezione (tempo d’incubazione) può essere molto variabile, da pochi giorni ad anni. La variabilità del tempo d’incubazione dipende prima di tutto dalle caratteristiche del microrganismo (da quanto è “aggressivo”); in secondo luogo dalla resistenza naturale del nostro corpo.
Si guarisce?
Se trattate subito e in modo corretto, le MST sono nella maggior parte dei casi guaribili. Se trascurate possono provocare gravi danni. Alcune malattie come l’infezione da HIV non sono curabili definitivamente.
Come scopro se ho contratto un’infezione?
Per avere un’infezione innanzi tutto bisogna avere avuto rapporti sessuali. Dopo il contagio, in un tempo variabile chiamato “periodo di incubazione”, si possono sviluppare sintomi o segni visibili sul corpo. Generalmente si manifestano nella zona genitale ma, a seconda del tipo di malattia e del tipo di sesso praticato, questi sintomi possono comparire nella bocca, nell’ano o sulla pelle o in modo generalizzato. Attenzione: i sintomi possono essere leggeri e spesso sono completamente assenti o possono comparire dopo molto tempo. Se c’è il dubbio di avere contratto un’infezione bisogna rivolgersi subito al medico di fiducia, allo specialista delle MST, al proprio ginecologo, al dermatologo o all’urologo.
Vai dal medico se:
• hai dei disturbi genitali (secrezioni anomale dei genitali , dolore pelvico, comparsa di prurito e/o di    lesioni di qualunque tipo nella regione dei genitali, dell’ano, o della bocca, necessità di urinare frequentemente, dolore o bruciore durante l’emissione dell’urina, dolore e sanguinamento durante e/o dopo il rapporto sessuale
• hai fatto sesso non protetto con un nuovo partner o con più partner negli ultimi 3 – 6 mesi
• hai rapporti sessuali con un partner che usa poco o non usa il preservativo
• non usi, usi poco oppure hai usato poco il preservativo con i partner occasionali
• hai fatto sesso orale non protetto con partner occasionali
• hai rapporti non protetti con persone che si prostituiscono
• hai subito violenza sessuale
• hai avuto rapporti non protetti con una persona sieropositiva o che ha una MST
• hai fatto viaggi all’estero e hai avuto rapporti senza preservativo con le persone del posto.

Cosa succede dal medico?
Il medico, dopo una visita e con l’eventuale aiuto di alcuni esami di laboratorio, potrà fare una diagnosi precisa e prescriverti una cura. Chiedi al medico aiuto anche per capire i rischi legati al tuo comportamento sessuale: il medico non è un giudice ma un operatore sanitario che può aiutarti a scegliere cosa fare in situazioni che possono facilitare le infezioni.
Se scopro di avere un’infezione devo dirlo al mio partner?
Parlagliene! Se avvisato, anche il partner potrà così sottoporsi ad una visita medica e agli esami di laboratorio più idonei. Se il tuo partner non viene curato può trasmetterti di nuovo l’infezione perché può essere portatore dell’infezione ma non avere sintomi e non sapere di essere infetto.
Sono minorenne, i miei genitori verranno a saperlo?
Il medico garantisce l’assoluta riservatezza sulla visita e sui risultati degli esami effettuati; starà a te decidere se avvisare i genitori e il partner: questa decisione potrai prenderla insieme al medico. Ricorda che i genitori possono sempre aiutarti!
JUNO … UN FILM SU CUI RIFLETTERE

JUNO … UN FILM SU CUI RIFLETTERE

 

La gravidanza in età adolescenziale rappresenta un evento articolato e complesso, proprio perché si verifica in una fase della vita in cui la personalità è ancora in corso di strutturazione, tra l’altro, quasi sempre, non è desiderata o pianificata e la giovane donna si trova così a doversi confrontare con tutta una serie di fattori che vanno dai problemi fisici (nausee, cambiamenti del proprio corpo, analisi, visite mediche…) a quelli familiari (comunicarlo alla propria famiglia) fino a quelli psicologici e sociali ( necessità di operare una scelta, problemi scolastici…).

Juno è un film  del regista Jason Reitman, uscito nel 2007, che narra la storia di una ragazzina alle prese con una gravidanza inattesa, trattando con garbo i diversi aspetti della situazione: l’uso dei contraccettivi, la comunicazione della gravidanza al ragazzo  e ai genitori, l’incertezza sul che cosa fare, l’accesso ai  servizi che si occupano dell’interruzione di gravidanza, le implicazioni di una gravidanza nella coppia,  i bisogni di una ragazza in stato di gravidanza, l’adozione.
Il titolo deriva dal nome di questa sedicenne che vive in una città del mid-west americano, in cui la vita scorre monotona e sempre uguale.
I diversivi sono pochi: le chiacchiere con le amiche, un po’ si  musica pop-rock e le prime occhiate rivolte agli esponenti del sesso opposto.

In  un tedioso pomeriggio, Juno decide di trovare un passatempo finalmente alternativo: diventare“sessualmente attiva” assieme a Bleeker un suo compagno di classe, ma  l’imprevisto è dietro l’angolo e Juno, dopo il suo primo rapporto, resta incinta.
In un primo momento pensa di abortire poi, aiutata dall’amica del cuore, prende un’altra decisione, darà il bambino in adozione.
I mesi passano e la pancia cresce, ma cresce anche Juno, divisa tra il mondo degli adolescenti e quello degli adulti, spesso  più confusi e immaturi di lei.
Mentre il suo corpo cambia, cambiano anche la sua mentalità e la sua capacità di giudizio e Juno acquisisce la maturità necessaria per operare scelte che garantiscano un avvenire positivo non solo a lei, ma anche al bambino e alla donna che lo adotterà.

Juno è un  film da vedere per riflettere sugli adolescenti di oggi, su quelli di ieri, sul valore dell’alleanza fra donne, e sui cambiamenti fisici ed i turbamenti emotivi che, in questa delicata fase della vita, una gravidanza comporta.

 

SESSO SENZA SORPRESE: SFATIAMO LE BUFALE!

SESSO SENZA SORPRESE: SFATIAMO LE BUFALE!

bufaleTi sarà capitato di sentire dagli amici o di leggere su internet alcuni trucchi e suggerimenti a dir poco “particolari” o “stravaganti” per non rimanere incinta.

Si tratta spesso di vere e proprie leggende, prive di qualsiasi fondamento scientifico, che possono confonderti le idee oppure rappresentare comportamenti ad alto rischio!! Seguendo questi cattivi consigli le probabilità di una gravidanza indesiderata aumentano a dismisura. Ma non solo! Aumentano anche le possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.
E allora…continua a leggere e sfatiamo insieme le bufale sul sesso!

 

1. Non puoi rimanere incinta se hai le mestruazioni

FALSO: accade raramente, ma a volte possono verificarsi contemporaneamente –  o a brevissima distanza – l’ovulazione e le mestruazioni. Il ciclo mestruale, soprattutto in età giovane, è spesso irregolare, quindi non puoi basarti sui complicati calcoli dei giorni per capire quando sei fertile. Tu considerati sempre tale e non dimenticare mai di proteggerti!

2. Non è possibile rimanere incinta la settimana seguente la mestruazione

FALSO: è possibile, soprattutto se il ciclo mestruale è particolarmente breve

3. E’ impossibile rimanere incinta se fai un bagno caldo subito dopo

ASSOLUTAMENTE FALSO. Neanche utilizzando lavande all’aceto o con la Coca Cola! Gli spermatozoi possono percorrere 28 mm in 8 minuti, anche “nuotando controcorrente”.
La bufala sulle virtù anticoncezionali della Coca Cola si è diffusa negli USA fin dagli anni 70, nata nel contesto della rivoluzione sessuale che ha portato i giovani ad infrangere una serie di tabù, senza che fossero adeguatamente preparati. Non esisteva infatti l’educazione sessuale. Lavarsi con acqua ed un detergente non aggressivo dopo un rapporto non previene il rischio di un’eventuale gravidanza, ma è una buona norma di igiene che ci aiuta a proteggerci dal rischio di infezioni. Le irrigazioni vaginali sono invece in genere sconsigliate, se non su indicazione del ginecologo

4. E’ impossibile rimanere incinta se il pene non penetra completamente

FALSO: le piccole gocce che fuoriescono dal pene, subito dopo l’eccitazione, possono già contenere spermatozoi vitali

5. E’ impossibile rimanere incinta durante i primi rapporti sessuali

FALSO. E’ possibile incorrere in una gravidanza sin dalla prima volta. Anche chi fa l’amore per la prima volta deve proteggersi dal rischio di gravidanze indesiderate. La strategia migliore è prepararsi per tempo e, quando si decide di iniziare ad avere rapporti sessuali completi, rivolgersi ad un ginecologo che ci consiglierà un metodo adatto

6. Si può rimanere incinta con un bacio

FALSO. L’incontro fra spermatozoi e ovulo, necessario perché vi sia la fecondazione, può avvenire esclusivamente per via vaginale. Nessun rischio di gravidanza quindi con i baci, rapporti orali o anali. Attenzione però durante il petting ad evitare il contatto fra sperma e vagina, anche senza penetrazione: in questo caso infatti, il rischio di gravidanza è molto basso, ma non può essere del tutto escluso

7. Se prima di un rapporto un ragazzo beve alcolici non può mettere incinta la ragazza

FALSO. Forse la ragazza non rimarrà incinta ma magari è perché lui proprio non ce la fa! L’alcool infatti, nonostante “aiuti” ad essere disinibiti, ha conseguenze negative sulle performance sessuali. L’uso di alcol o sostanze stupefacenti a fini sessuali è molto diffuso ma le conseguenze di questi comportamenti son ben più dannose del primo apparente beneficio. Soprattutto l’assunzione di queste sostanze non deve far sentire “onnipotenti” e quindi immuni dai rischi di un rapporto non protetto

8. Non si può rimanere incinta se il rapporto dura meno di un minuto

FALSO. Anche se il rapporto sessuale è molto breve, come può accadere spesso a chi è alle prime esperienze, non si può escludere il rischio gravidanza, anche se non si arriva all’eiaculazione. Il liquido che fuoriesce dal pene prima dell’eiaculazione vera e propria può in effetti già contenere spermatozoi, sia pure in quantità minore. Ecco perché il coito interrotto non si può ritenere un metodo contraccettivo

9. Non si può rimanere incinta facendo l’amore in piedi

FALSO. La posizione scelta per fare l’amore non influisce sulla possibilità di rimanere incinta. Si potrebbe credere che facendo l’amore in piedi si impedisca la risalita degli spermatozoi (è la legge di gravità…) ma questo non è assolutamente vero. Gli spermatozoi sono dotati di una codina detta flagello che si muove molto velocemente e permette loro di muoversi

10. Non si può rimanere incinta facendo l’amore in acqua

FALSO. Fare l’amore in acqua può risultare molto piacevole ma non è certo un modo valido per evitare gravidanze indesiderate! Non è vero infatti che in questo elemento gli spermatozoi muoiono, né che si diluiscono. L’unico modo per non correre rischi è utilizzare metodi contraccettivi sicuri

11. Se fai l’amore di giorno non rimani incinta perché lo sperma ai ragazzi esce solo di notte

FALSO. Può capitare che le prime eiaculazioni si verifichino di notte in maniera del tutto spontanea. È un fenomeno fisiologico assolutamente naturale ma ciò non significa che l’eiaculazione non possa avvenire anche di giorno

12. Se fai sesso con un uomo che da ragazzo si è masturbato molto non rimani incinta perché ha già consumato tutti gli spermatozoi

FALSO. Il pene non è soggetto all’usura! Se è vero che all’aumentare dell’età il numero e la mobilità degli spermatozoi possono ridursi, non bisogna dimenticare che anche uno solo è sufficiente perché avvenga la fecondazione. Quando si fa l’amore, anche con un uomo adulto che si ritiene esperto, si devono comunque utilizzare metodi contraccettivi adeguati: non fidatevi di chi dice di essere in grado di controllarsi perfettamente…

CURIOSITA’: IL PROFILATTICO DEL FARAONE

CURIOSITA’: IL PROFILATTICO DEL FARAONE

La storia della contraccezione ha seguito un percorso in qualche modo parallelo  alle scoperte fatte dall’uomo, a partire dagli albori della storia, fino alla contraccezione ormonale dei giorni nostri. Risale al 1300 a.C. una scultura che lascia immaginare l’uso di uno strumento simile ad un profilattico nell’Egitto dei Faraoni.
Ma, come sempre,  pare   che  i veri inventori del preservativo siano stati i cinesi che, già nel 1000 a.C.,  usavano a tale scopo fogli di carta oleata, opportunamente sagomati.
I giapponesi, più prammatici, ricorrevano invece a cilindretti di cuoio e scaglie di tartaruga, rese flessibili per mezzo di soluzioni alcaline.
In Europa il nonno degli attuali profilattici comparve nel 2°a.C.,  anche se sembra che esistano testimonianze che risalgono addirittura ad epoche preistoriche.
Gli antichi romani utilizzavano rudimentali condom ricavati dagli intestini essiccati delle pecore, mentre nel raffinato Rinascimento, gli uomini inventarono sottilissime fodere di lino, a volte anche riccamente decorate, secondo lo stile del tempo, che immergevano in infusi astringenti prima dell’uso.

Nel frattempo, la scoperta dell’America aveva portato in Europa il virus responsabile di una malattia che il famoso medico Gabriele Fallopio (lo stesso delle tube), descrisse come morbo francese (la sifilide).
Lo stesso Fallopio suggerì di utilizzare proprio  le fodere di lino, immerse in una soluzione disinfettante per evitare il contagio.
L’emergenza fece sì che l’utilizzo si diffondesse in tutta Europa soprattutto tra i soldati.
Ma la vera e propria rivoluzione, in questo campo, si deve all’invenzione della vulcanizzazione che rese possibile la produzione su larga scala dei profilattici.
Nel 1930, con la scoperta del lattice, inizia la produzione di tale presidio, così come li conosciamo ora.
Ma le pratiche antifecondative  utilizzate nell’antichità non finiscono certo qui.
Si sono utilizzati tamponi di lana imbevuti di miele e succo di acacia o lavande vaginali a base di vino e di aglio.
Nel Papiro di Ebers (1550 a.C) ,per evitare la gravidanza, si consiglia l’uso di un pessario composto da mollica di pane mescolata con escrementi di coccodrillo!

Insomma la necessità di proteggersi da gravidanze indesiderate è antica quanto il mondo ma, fortunatamente, l’ armamentario di cui attualmente disponiamo è sicuramente più agevole e decisamente più efficace.