Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?

Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?

Se si pensa alle Avventure di Pinocchio, si pensa ad un classico destinato all’infanzia, ma è una lettura decisamente riduttiva di un’opera che, in realtà, è densa di attrattive realistiche e simboliche.

E allora proviamo a guardarlo in trasparenza questo libro e ci accorgeremo che parla di noi.

Le Avventure di Pinocchio rappresentano, infatti, il viaggio necessario alla trasformazione, un cammino di crescita personale, un percorso evolutivo.

Il nostro eroe altro non è che un pezzo di legno, un legno atipico, a dire il vero, un burattino  in grado di parlare, ma anche di sognare, di avere aspirazioni  e saranno proprio queste aspirazioni a spingerlo,  attraverso rocambolesche vicende, verso la trasformazione.

Pinocchio corre, salta da un’avventura all’altra, si ribella,  scappa di casa, abbandona la scuola, dice bugie e non appena ha le gambe, le usa per fuggire  da un mondo dove l’adulto ha  sempre ragione e il ragazzo deve essere accompagnato, ma non ascoltato, perché la sua voce è capricciosa, instabile, irragionevole, scriteriata.

E’curioso, impulsivo, ingenuo  e si lascia trascinare in situazioni pericolose, si allontana e ritorna, conosce personaggi ambigui, ma spinto dalla propria aspirazione al cambiamento, matura, cresce e infine si trasforma.

Impara a sue spese che il Paese dei balocchi è un’ illusione, che esistono falsi amici, come esistono buoni maestri.

Pinocchio nella sua epopea, non combatte contro i draghi, non vince tornei.  Il suo premio è più “rilevante”: diventa “vero”, diventa uomo, un individuo in relazione con la propria anima,  capace di affrontare la vita nelle sue difficoltà, sofferenze, gioie, fatiche.

Dopo tante peripezie, dopo tanto correre, realizza la sua personalità, la sua unicità, la stessa che dobbiamo scoprire dentro di noi, se vogliamo provare ad essere quello che realmente siamo: centrali ed unici.

 

“Dopo andò a guardarsi allo specchio, e gli parve d’essere un altro. Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide l’immagine vispa e intelligente di un bel ragazzo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose.”  C. Collodi

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