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Autore: Maria Vittoria Baccani

Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?

Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?

Se si pensa alle Avventure di Pinocchio, si pensa ad un classico destinato all’infanzia, ma è una lettura decisamente riduttiva di un’opera che, in realtà, è densa di attrattive realistiche e simboliche.

E allora proviamo a guardarlo in trasparenza questo libro e ci accorgeremo che parla di noi.

Le Avventure di Pinocchio rappresentano, infatti, il viaggio necessario alla trasformazione, un cammino di crescita personale, un percorso evolutivo.

Il nostro eroe altro non è che un pezzo di legno, un legno atipico, a dire il vero, un burattino  in grado di parlare, ma anche di sognare, di avere aspirazioni  e saranno proprio queste aspirazioni a spingerlo,  attraverso rocambolesche vicende, verso la trasformazione.

Pinocchio corre, salta da un’avventura all’altra, si ribella,  scappa di casa, abbandona la scuola, dice bugie e non appena ha le gambe, le usa per fuggire  da un mondo dove l’adulto ha  sempre ragione e il ragazzo deve essere accompagnato, ma non ascoltato, perché la sua voce è capricciosa, instabile, irragionevole, scriteriata.

E’curioso, impulsivo, ingenuo  e si lascia trascinare in situazioni pericolose, si allontana e ritorna, conosce personaggi ambigui, ma spinto dalla propria aspirazione al cambiamento, matura, cresce e infine si trasforma.

Impara a sue spese che il Paese dei balocchi è un’ illusione, che esistono falsi amici, come esistono buoni maestri.

Pinocchio nella sua epopea, non combatte contro i draghi, non vince tornei.  Il suo premio è più “rilevante”: diventa “vero”, diventa uomo, un individuo in relazione con la propria anima,  capace di affrontare la vita nelle sue difficoltà, sofferenze, gioie, fatiche.

Dopo tante peripezie, dopo tanto correre, realizza la sua personalità, la sua unicità, la stessa che dobbiamo scoprire dentro di noi, se vogliamo provare ad essere quello che realmente siamo: centrali ed unici.

 

“Dopo andò a guardarsi allo specchio, e gli parve d’essere un altro. Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide l’immagine vispa e intelligente di un bel ragazzo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose.”  C. Collodi

JUNO … UN FILM SU CUI RIFLETTERE

JUNO … UN FILM SU CUI RIFLETTERE

 

La gravidanza in età adolescenziale rappresenta un evento articolato e complesso, proprio perché si verifica in una fase della vita in cui la personalità è ancora in corso di strutturazione, tra l’altro, quasi sempre, non è desiderata o pianificata e la giovane donna si trova così a doversi confrontare con tutta una serie di fattori che vanno dai problemi fisici (nausee, cambiamenti del proprio corpo, analisi, visite mediche…) a quelli familiari (comunicarlo alla propria famiglia) fino a quelli psicologici e sociali ( necessità di operare una scelta, problemi scolastici…).

Juno è un film  del regista Jason Reitman, uscito nel 2007, che narra la storia di una ragazzina alle prese con una gravidanza inattesa, trattando con garbo i diversi aspetti della situazione: l’uso dei contraccettivi, la comunicazione della gravidanza al ragazzo  e ai genitori, l’incertezza sul che cosa fare, l’accesso ai  servizi che si occupano dell’interruzione di gravidanza, le implicazioni di una gravidanza nella coppia,  i bisogni di una ragazza in stato di gravidanza, l’adozione.
Il titolo deriva dal nome di questa sedicenne che vive in una città del mid-west americano, in cui la vita scorre monotona e sempre uguale.
I diversivi sono pochi: le chiacchiere con le amiche, un po’ si  musica pop-rock e le prime occhiate rivolte agli esponenti del sesso opposto.

In  un tedioso pomeriggio, Juno decide di trovare un passatempo finalmente alternativo: diventare“sessualmente attiva” assieme a Bleeker un suo compagno di classe, ma  l’imprevisto è dietro l’angolo e Juno, dopo il suo primo rapporto, resta incinta.
In un primo momento pensa di abortire poi, aiutata dall’amica del cuore, prende un’altra decisione, darà il bambino in adozione.
I mesi passano e la pancia cresce, ma cresce anche Juno, divisa tra il mondo degli adolescenti e quello degli adulti, spesso  più confusi e immaturi di lei.
Mentre il suo corpo cambia, cambiano anche la sua mentalità e la sua capacità di giudizio e Juno acquisisce la maturità necessaria per operare scelte che garantiscano un avvenire positivo non solo a lei, ma anche al bambino e alla donna che lo adotterà.

Juno è un  film da vedere per riflettere sugli adolescenti di oggi, su quelli di ieri, sul valore dell’alleanza fra donne, e sui cambiamenti fisici ed i turbamenti emotivi che, in questa delicata fase della vita, una gravidanza comporta.

 

Cameratismo, amicizia e amore

Cameratismo, amicizia e amore

L’amicizia è affetto, è condivisione, è confidenza in un rapporto dove si gode del piacere di stare insieme all’altro e scaturisce da un naturale bisogno di attaccamento e di reciprocità. Corrisponde al desiderio, comune a  tutti gli uomini di aprire il proprio cuore e di trovare punti di accordo e di contatto con le altre persone, ma è un bene che si consolida lungo una strada non sempre facile in cui si incontrano benefici, ma anche delusioni, successi, ma anche sacrifici. L’amicizia prevede un rapporto paritario in cui si sceglie e si viene scelti, ci si fida e ci si sostiene ed essendo un affetto ricco di sfaccettature è bene distinguerlo dal cameratismo e dall’amore.

La vera amicizia è come la fosforescenza, brilla meglio quando tutto diventa buio. (Rabindranah Tagore)

Non camminare dietro a me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico. (Albert Camus)

Fra innamorati le spiegazioni sono necessarie; fra amici sono superflue. L’affetto reciproco non ha quel grado di ardente sensibilità che fa sì che il minimo screzio sia un tormento. I vecchi amici si amano anche se ci sono degli screzi. (Victor Hugo)

Si decide in fretta di essere amici, ma l’amicizia è un frutto che matura lentamente. (Aristotele)

Il cameratismo è una forma di interazione sociale che nasce dalla frequentazione  di ambiti e interessi comuni come il gioco, lo sport, la scuola, il lavoro o qualsiasi altra attività che porta a stare insieme. Soddisfa il bisogno di sociabilità e consente di sperimentare il senso del proprio valore, ma in questo rapporto  l’affettività e l’emotività  non sono particolarmente coinvolte, a meno che non sfoci  in una reciproca apertura della propria interiorità.

L’innamoramento, a differenza dell’amicizia, che ha bisogno di tempo e di strada per radicare e fiorire, nasce in modo inatteso e, a volte, improvviso.  E’ un  sentimento che non conosce gradi, è totale e coinvolgente al punto che la propria identità abbraccia e si fonde con quella dell’altro e la persona amata diventa priorità assoluta.

L ’amore è un’amicizia senza ali. (George Byron)

L’amore nasce inopinatamente, senza riflessione alcuna, per istinto o per debolezza: un tratto di bellezza ci seduce, ci determina. L’amicizia, invece, si forma a poco a poco, col tempo, con la frequentazione, con un lungo scambio. Quanta intelligenza, quanta bontà di cuore, quanta affezione, quanti favori e quanta compiacenza negli amici, per ottenere in parecchi anni molto meno di quanto procurino talvolta in un istante un bel viso o una bella mano! (Jean de La Bruyère)

 

 

CURIOSITA’: IL PROFILATTICO DEL FARAONE

CURIOSITA’: IL PROFILATTICO DEL FARAONE

La storia della contraccezione ha seguito un percorso in qualche modo parallelo  alle scoperte fatte dall’uomo, a partire dagli albori della storia, fino alla contraccezione ormonale dei giorni nostri. Risale al 1300 a.C. una scultura che lascia immaginare l’uso di uno strumento simile ad un profilattico nell’Egitto dei Faraoni.
Ma, come sempre,  pare   che  i veri inventori del preservativo siano stati i cinesi che, già nel 1000 a.C.,  usavano a tale scopo fogli di carta oleata, opportunamente sagomati.
I giapponesi, più prammatici, ricorrevano invece a cilindretti di cuoio e scaglie di tartaruga, rese flessibili per mezzo di soluzioni alcaline.
In Europa il nonno degli attuali profilattici comparve nel 2°a.C.,  anche se sembra che esistano testimonianze che risalgono addirittura ad epoche preistoriche.
Gli antichi romani utilizzavano rudimentali condom ricavati dagli intestini essiccati delle pecore, mentre nel raffinato Rinascimento, gli uomini inventarono sottilissime fodere di lino, a volte anche riccamente decorate, secondo lo stile del tempo, che immergevano in infusi astringenti prima dell’uso.

Nel frattempo, la scoperta dell’America aveva portato in Europa il virus responsabile di una malattia che il famoso medico Gabriele Fallopio (lo stesso delle tube), descrisse come morbo francese (la sifilide).
Lo stesso Fallopio suggerì di utilizzare proprio  le fodere di lino, immerse in una soluzione disinfettante per evitare il contagio.
L’emergenza fece sì che l’utilizzo si diffondesse in tutta Europa soprattutto tra i soldati.
Ma la vera e propria rivoluzione, in questo campo, si deve all’invenzione della vulcanizzazione che rese possibile la produzione su larga scala dei profilattici.
Nel 1930, con la scoperta del lattice, inizia la produzione di tale presidio, così come li conosciamo ora.
Ma le pratiche antifecondative  utilizzate nell’antichità non finiscono certo qui.
Si sono utilizzati tamponi di lana imbevuti di miele e succo di acacia o lavande vaginali a base di vino e di aglio.
Nel Papiro di Ebers (1550 a.C) ,per evitare la gravidanza, si consiglia l’uso di un pessario composto da mollica di pane mescolata con escrementi di coccodrillo!

Insomma la necessità di proteggersi da gravidanze indesiderate è antica quanto il mondo ma, fortunatamente, l’ armamentario di cui attualmente disponiamo è sicuramente più agevole e decisamente più efficace.